viaggio a Siena

1°GIORNO: SIENA, MONTALCINO, BUONCONVENTO, SANT'ANTIMO

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Mercoledì 23 Marzo, siamo partiti da Roma intorno alle 6:30 e siamo arrivati a Siena tre ore dopo, vicino la famosa Piazza del Campo. Da subito abbiamo notato che la città, di stile medievale, è rimasta intatta, e inoltre che in alcuni punti della città, specie all’interno del centro storico vi sono alcuni resti di epoca etrusca che quindi fanno pensare che la città sia stata costruita proprio da loro.
Siena risulta essere a metà strada tra Roma e Firenze e divisa in contrade, le stesse che gareggiano al Palio di Siena in Piazza del Campo. Questa piazza, che ha una forma a conchiglia, è formata da 9 spicchi, e tutti questi si incontrano dove s’impone il Palazzo Comunale, nel quale, accompagnati da una guida, abbiamo osservato le varie stanze del palazzo. Prima però, abbiamo potuto apprezzare lo stemma della città, chiamato “balzana”, uno scudo diviso in due porzioni orizzontali: quella superiore è bianca, quella inferiore nera, con la Lupa che allatta Senio e Ascanio. Inoltre, la piazza in origine era un terreno bonificato per consentire il deflusso delle acque piovane. All’interno del palazzo, le prime quattro sale espongono delle opere risalenti al XVI-XVII secolo, di vari artisti tra cui Simone Martini e Spinello Aretino. Le opere di quest’ultimo ricoprono interamente la Sala dei Priori, anche detta Sala della Pace. La sala più grande e famosa è la Sala del Mappamondo, che conserva due grandi affreschi di Simone Martini, tra cui “la Maestà”, che raffigura la Madonna in trono col Bambino circondata da Angeli e Santi. Una Madonna che volge lo sguardo lontano sia dall’osservatore che da suo figlio, in un punto imprecisato nel vuoto, e che con la mano sinistra regge il bambino, mentre con la destra tocca il piedino destro del piccolo. Ma la più importante e quella che tra queste sale ci ha colpito di più è la celebra Sala dei Nove, dove Ambrogio Lorenzetti affrescò le famosissime scene degli “Effetti del Buono e del Cattivo governo”. Anche se in parte danneggiato, l'affresco rappresenta uno straordinario esempio di allegoria politica, con un’estesa raffigurazione del paesaggio. Sulla parete di destra si trova la raffigurazione del Buon Governo che assicura alla popolazione un alto livello di benessere, dove il commercio è molto fiorente e i criminali sono segregati dalla società. Si può notare, in particolare, una bottega di scarpe dove l’artigiano vende ad un compratore, ma anche una fanciulla che si prepara al matrimonio e le mura che delimitano e separano la città dalla campagna. Sulla parete di sinistra, invece, viene raffigurato il Cattivo Governo, rappresentato con la Tirannide accompagnata dalle varie sfaccettature del Male. Sotto la Tirannide, troviamo invece la Giustizia che al contrario del precedente affresco è amministrata da un solo individuo.
Usciti dal Museo ci siamo diretti verso il Duomo, per poi visitare il palazzo fronteggiante: Santa Maria della Scala. In antichità era uno dei più vecchi ospedali europei, ma fu oggetto di un’importante opera di recupero di tipo culturale. L’edificio è molto ampio ed è soprattutto una sintesi della città e della sua storia. Sorge sulla via Francigena, e la sala più rinomata è quella del Pellegrinaio, costruita nella seconda metà del 300 e affrescata un secolo dopo. Sui grandi riquadri della pareti sono presenti degli affreschi che, iniziando da sinistra verso destra, sono stati realizzati da celebri artisti senesi, come ad esempio Domenico di Bartolo.
Dopo aver pranzato nella Piazza del Campo, stracolma di turisti, abbiamo visitato le zone limitrofe alla città, quali Montalcino, BuonConvento e Sant’Antimo. A Montalcino, abbiamo potuto apprezzare l’intera cittadina conosciuta specialmente per la produzione del Brunello di Montalcino, un vino conosciuto internazionalmente.
BuonConvento, tipico villaggio medievale, è stato riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia e all’interno abbiamo visitato la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.
Da qui siamo giunti all’Abbazia di Sant’Antimo, un complesso monastico all’interno del comune di Montalcino. Si tratta di una delle architetture più importanti del luogo, ed il nucleo primitivo dell’Abbazia risale al 352, sul luogo del martirio di Sant’antimo di Arezzo. Attualmente la comunità conta otto monaci, di diverse nazionalità, perlopiù italiana e francese. La comunità è molto attiva e vivace, e porta avanti da diversi anni, oltre alla tradizionale vita monastica, un'intensa attività pastorale rivolta soprattutto alle famiglie e ai giovani.

2° GIORNO,CASTAGNETI (VAL D’ORCIA), TERME (Bagni San Filippo):

Dopo aver passato la prima notte in Hotel, ci siamo svegliati alle 8:00, abbiamo fatto una buona colazione e, saliti sul pullman, abbiamo raggiunto il bosco di castagne che si trova nella val d'Orcia, nelle vicinanze del Monte Amiata, un antico vulcano ormai spento.Una volta arrivati nel bosco,con l’aiuto di una guida,abbiamo osservato le varie caratteristiche dei castagneti e siamo venuti a conoscenza dell’importanza che essi avevano nella società medievale del posto; infatti il territorio toscano ha condizioni pedologiche e climatiche che favoriscono la crescita di tale vegetazione, e inoltre le castagne sono state per lungo tempo l'unica fonte di cibo per la popolazione, come la tipica farina di castagne, ma soprattutto la polenta. Lungo il percorso nel castagneto abbiamo potuto osservare dall’esterno una vecchia e piccola Abbazia di origini medievali, attorno a alla quale si sviluppavano edifici che servivano alla cottura e alla manutenzione delle castagne.

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Dopo circa 2 ore di visita nel bosco,abbiamo raggiunto il pullman per incamminarci verso le Terme. Queste sorgono tra il boscoso cono vulcanico del Monte Amiata e le colline della Val d'Orcia, uno dei paesaggi più suggestivi dell'intera regione. Prima di tutto abbiamo visitato grazie ad un esperto geologo la sorgente delle acque solfuree, con un'acqua che sgorga dall'entroterra ad una temperatura di circa 55 gradi, cioè tra le più calde di tutta l'Europa. Poi siamo scesi verso la valle,sempre seguendo il corso delle acque e abbiamo potuto apprezzare i bianchi depositi calcarei formati dalle acque, che sgorgano dalle rocce e le innumerevoli cascate termali. Tra queste, una delle più importanti appare come una cascata solidificata ed è conosciuta come la "Balena Bianca". Le acque erano già note ai Romani, grandi estimatori dei bagni termali, come testimoniano alcuni ritrovamenti archeologici.Qui, dove le acque sono meno calde, circa 40 gradi, abbiamo avuto la possibilità di tuffarci in queste meravigliose acque, utilizzate inoltre per la cura di molte malattie dermatologiche e respiratorie, ma purtroppo, solamente pochi nostri compagni di classe si sono immersi in queste piscine naturali.

3° GIORNO: ABBADIA SAN SALVATORE (Centro storico; Miniera di Cinabro)

L'ultimo giorno ci siamo dedicati alla visita della cittadina in cui abbiamo pernottato, visitando sia l'intero paese, e in particolare la sua Abbazia, che la miniera che è il vero e proprio marchio di fabbrica della zona.
Abbadia San Salvatore è un paesino nelle vicinanze di Siena il cui nucleo è l'Abbazia del SS Salvatore costruita nel 743 dal re Rachis .
La storia ha riservato a questa località fasi di prestigio temporale in cui il Monastero, prima benedettino poi cistercense, ha esercitato un potere di rilievo in ampi territori posti sul versante orientale e su quello occidentale dell'Amiata.
In seguito all'attentato a Togliatti, avvenuto il 14 luglio 1948 ad Abbadia San Salvatore si verificarono manifestazioni e rivolte che videro coinvolti soprattutto i minatori, che interruppero le comunicazioni telefoniche tra Nord e Sud. Gli scontri portarono alla morte di un carabiniere e di un poliziotto. La successiva repressione attuata dalle forze dell'ordine fu durissima e avvenne mediante l'intervento di polizia ed esercito.
Il paese è situato a 830 metri dal livello marittimo.
 Dalla storia e dalla leggenda si apprende che il monastero fu destinato inizialmente al controllo della via Francigena, che correva lungo la vallata immediatamente sottostante. Successivamente il potere temporale di questa abbazia, pur scontrandosi assai spesso con gli Aldobrandeschi, i potenti nobili i cui territori comprendevano tutto il versante occidentale dell'Amiata, trova grandi riscontri nella storia della Toscana e nei rapporti fra Papato e Imperatori. In tale contesto storico ambientale, registra un notevole interesse anche il borgo medioevale, che si conserva quasi intatto con anguste strade pittoresche.

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Non lontana dall'abitato urbano, la vecchia area della miniera, una delle più produttive di cinabro. Il sito è una testimonianza interessante di un'attività economica ormai non più attuale; la miniera infatti è stata chiusa completamente circa venti anni fa e con essa anche gli altri giacimenti dell'Amiata, tanto da essere divenuta oggetto di un intervento di riqualificazione con insediamenti artigianali e con un interessante Museo minerario, aperto nel gennaio del 2001, ricavato nella palazzina della Torre dell'Orologio. La miniera di Abbadia, la cui storia è oggi tema di questo museo minerario, è passata nell'arco di circa un secolo dalla fase pionieristica della ricerca alle fasi di grande utilizzo produttivo (anni '30-40), fino a quella del progressivo ridimensionamento, dovuto all'abbandono del mercurio nei vari usi industriali in cui tale metallo era impiegato.  Rimane oggi la testimonianza di una esposizione museale, che ripropone in termini chiari ed organici la storia, la geologia, gli aspetti tecnici e sociali di un'epoca che ha lasciato il segno nella gente abbadenga. Qui, un vero e proprio minatore, ci ha raccontato la sua vita nella miniera, non tralasciando sensazioni ed emozioni, che hanno caratterizzato la maggior parte della sua esistenza. Infatti, come ci ha detto, nei tempi passati i piccoli badenghi era quasi "costretti" ad apprendere questo mestiere, che si tramandava da padre a figlio e che favoriva la formazione di amicizie molto forti e resistenti. Ognuno doveva poter contare sul proprio compagno, ed è prorio questo che caratterizza la dura vita nella miniera. Purtroppo, ora, racconta di essersi ammalato ai polmoni a causa dei gas tossici che ci sono all'interno delle miniere. Questa esperienza ci è stata molto utile per apprendere da vicino un modo di vita molto lontano dal nostro che comunque è da stimare. Dopodichè, ci siamo diretti verso un istituto dove un professore ci ha mostrato alcune importanze reazioni chimiche proprie del mercurio.
Nel pomeriggio, abbiamo visitato il paese, ma sopratutto l'Abbazia.
La facciata della Chiesa è alta e stretta, quasi schiacciata dai palazzi vicini, ed è fiancheggiata da due campanili. La torre è alta 24 m. con merli terminali, l’altra, sulla destra è rimasta, non si sa per quale motivo, incompiuta. Nella parte centrale della facciata, si apre la porta di ingresso con un arco a tutto sesto. La chiesa ha una navata sola, un transetto non molto lungo, e una pianta a croce latina.
Sulla parete destra, in alto, spiccano le sei finestre di varia foggia, semplici ed incisive del tipico romanico. Nella parete sinistra, invece, si scorgono altrettante finestre ma cieche, quindi prive dell’originale funzione, ma che accentuano la geometricità dello stile romanico.
A metà ‘600 la Chiesa venne trasformata, seguendo i canoni della ‘‘controriforma’’, con la demolizione delle prime due campate della cripta e l’ampliamento del corpo longitudinale, riservato ai fedeli, che venne anche sopraelevato. Infatti la chiesa presenta un dislivello di qualche metro tra la prima parte del corpo centrale e il resto della chiesa, collegati da una rampa di scale di 15 scalini, per permettere l’entrata alla cripta sottostante.
Saliti i 15 scalini che dividono la chiesa, si arriva alla parte superiore della chiesa. In questo punto si vede nell’abside il Gesù Crocifisso che innalzato e collocato dietro l’altare, appare così in tutta la sua splendida bellezza. E’ il ‘‘Christus Triumphans’’: difatti sulla testa non si sovrappone la corona di spine, gli occhi e la bocca sono aperti, il capo non dimesso a reclino, ricco e fine la veste. Le ginocchia sono appena piegate, e i piedi non sono accavallati.
Nel transetto a destra c’è la cappella del SS. Salvatore dove ci sono pregevoli affreschi di F. Nasini che narrano la leggenda della fondazione dell’ Abbazia da parte del Re longobardo Rachis, in seguito alla visione del Salvatore.
A destra è riprodotto un particolare della caccia al cinghiale, alla presenza del Re Rachis, della Regina e dei dignitari del seguito. Nel quadro di sinistra il Salvatore ha una specie di tridente su cui brillano tre faci; appare sopra un abete al Re e alla Regina, circondati dai dignitari, in ginocchio in atto di preghiera e di meraviglia. Sullo sfondo uno stupendo arco, movimentato dal passaggio di un numero considerevole di cavalieri.
Alla cripta si accede per due scalinate, poste ai lati della scalinata della chiesa; all’interno si alternano colonne con archi e volte a crociera, e su questa cripta viene tramandata una leggenda su una visione avuta da Rachis, re dei Longobardi, in questo luogo, durante una partita di caccia. Sulla cima di un abete gli sarebbe apparso il Salvatore che destò nell' animo del re un ardore religioso tale da indurlo a costruire qui un Abbazia benedettina, forse nel 745 , e poi a ritirarsi nel monastero di Montecassino fino al 756 quando, in seguito alla morte del fratello Astolfo, torna a Pavia, acclamato Re dei Longobardi. Ma per la mediazione di Papa Stefano II, dopo soli tre mesi, rientra a Cassino, dove muore nel 763.

Alessandro Capuano, Claudio Ponzo, Luca Guido, Francesco Greco, Lorenzo Marchio, Alessio Manduca, Silvia Cito.