Reinterpretazione A Cura Della 2h

SENZA MALIZIA
Riscrittura a cura del 2H, liceo Morgagni


RUOLI
NARRATORI INTERPRETI
Alberto1: Federico Galli Alberto: Simone Vinzani
Alberto2: Lorenzo Pistocchi Noemi: Ilaria De Vito
Alberto3: Riccardo De Santis Flaminia: Valeria Durante
Noemi: Giorgia Campori Carlotta: Claudia Cristea
Flaminia: Gabriella Lucchese Zoe: Alice Caprioli
Carlotta: Francesca Errico

OGGETTI DI SCENA PER I PERSONAGGI
Alberto: Cappello
Noemi: Occhialetti da segretaria
Carlotta: Cuffie con microfono "Call Center"
Flaminia: Libro
Zoe: Calcolatrice

I

Buio in scena. Un uomo, in piedi, che indossa un cappello, viene inquadrato dal seguipersone

[ALBERTO1/ FEDERICO] Erano le cinque del pomeriggio e tornavo a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Ero il portaborse del Ministro della Finanza; un lavoro lucroso, relativamente faticoso, ma decisamente poco appagante. Prima di tornare a casa, però, mentre guardavo la foto della mia tessera annuale dell’autobus, posta accanto al mio nome, Alberto Tempini, decisi che non era troppo tardi per saltare sul 44 e fare una veloce visita alla mia fidanzata, Flaminia Margheri.
Mi ero dichiarato da poco, ma avevamo già fissato la data delle nozze. In fondo, avevo già 43 anni e lei 35; non era proprio il caso di esitare ancora.

Il seguipersone illumina l'angolo del palcoscenico alla sinistra di Alberto dove sono sedute quattro donne che parlottano animatamente tra loro

Flaminia (la indica) viveva in casa con le tre sorelle Zoe, Carlotta e Noemi, tutte più grandi di lei e tutte nubili. Supponevo che la più grande di loro, Noemi, fosse rimasta non poco sorpresa dalla rapidità con cui tutto era avvenuto e che guardasse a me e a questo matrimonio con occhio decisamente attento (Noemi scosta gli occhiali dal viso e fissa Alberto dal basso verso l'alto), se non addirittura sospettoso, anche se la cosa non mi infastidiva più di tanto.
Le quattro sorelle erano rimaste orfane da dieci anni, da quando entrambi i genitori erano morti durante una rapina. L’eredità del padre, primario di ospedale, aveva permesso alle quattro di superare i primi anni di lutto e gli avevano dato il tempo di cercare un lavoro. Noemi e Carlotta, che avevano fatto in tempo a terminare l’università, non avevano trovato altro che semplici impieghi, come accade a molti giovani laureati. Noemi era segretaria in uno studio medico, ciò che di più vicino aveva trovato all’ambito lavorativo del padre, mentre Carlotta lavorava in un Call Center. Le altre due invece, che avevano abbandonato gli studi alla morte dei genitori, si limitavano a dare ripetizioni ai bambini delle scuole medie. Anche loro, però, erano grandissime studiose e lavoratrici e il fatto di potersi mantenere da sole le riempiva di orgoglio e di soddisfazione.

- Essere autosufficienti ci fa sentire terribilmente responsabili! (ZOE/ ALICE, balzando in piedi)
- Senza contare che ci permette di restare unite. Siamo legatissime tra di noi! (CARLOTTA/ CLAUDIA, alzandosi a sua volta e allargando le braccia, come a stringere a sé le altre sorelle)

Il seguipersone non è più puntato sulle sorelle, ma solo su Alberto

Tra una cosa e l’altra credo che ormai si fossero rassegnate a rimanere zitelle, quando ero apparso io. Credo anche che fosse per questo che Noemi e Carlotta avevano accolto in quello strano modo la notizia, ma ormai era chiaro che non erano riuscite a trovare nulla che non andasse, perché improvvisamente iniziarono a trattarmi meglio.

Buio in scena

II

[ALBERTO2/ LORENZO, illuminato dal seguipersone] Quando arrivai a casa loro suonai il campanello, ma sapevo che era inutile. Sicuramente, (indica alla sua sinistra. L'occhio di bue inquadra le sorelle, visibilmente eccitate) avevano saputo del mio arrivo nel momento stesso in cui avevo svoltato l’angolo della strada. Pensai anche che le sorelle Margheri non avrebbero mai fatto strada come spie; facevano la posta alla finestra senza neanche preoccuparsi di fingere di fare qualcos’altro.
Non feci in tempo a fare due passi dentro casa che, come ogni volta, fui assalito da un numero incalcolabile di offerte e di premure.
- Ti preparo un caffè? (NOEMI/ ILARIA)– gridava Noemi dalla cucina.
- Avanti, dammi la giacca! (CARLOTTA/ CLAUDIA, avvicinandosi ad Alberto) – diceva Carlotta, fingendo di non essersela già presa.
- Dai, accomodati pure! (ZOE/ ALICE) – mi invitava invece Zoe.
L’unica che aspettava in silenzio, seduta sul divano, era proprio la mia futura sposa, Flaminia la guarda intensamente, ma lei finge di non accorgersene). Giuro che non sapevo proprio spiegarmi il perché di questo atteggiamento, così decisi di fare il vago e lasciar perdere, convinto che le sarebbe passato. Poi, a dirla tutta, non mi dispiacevano per niente le attenzioni delle altre tre, ed ero ben felice di far loro qualche favore ogni tanto.
- Alberto mi accompagni in centro con la moto? (ZOE/ ALICE)
- Alberto, puoi pagarmi questo bollettino alla posta? (NOEMI/ ILARIA)
- Alberto, ti andrebbe di andare a fare un po’ di spesa? (CARLOTTA/CLAUDIA)
Erano le richieste più gettonate, quelle a cui ero più abituato.
Certo, allora non potevo proprio pensare che l’unica vittima della situazione fosse la povera Flaminia, che rimaneva in silenzio mentre ribolliva di gelosia. Le sue sorelle non potevano farsi da parte e lasciare per una volta che vivesse la sua vita? Era la più piccola, non la più scema, e si accorgeva benissimo di ciò che accadeva, mentre io ero terribilmente cieco.
Oggi, ripensandoci, credo che riponesse ogni speranza nel giorno delle nozze, convinta che almeno quel giorno mi sarei dedicato soltanto a lei e finalmente avrei fatto una distinzione. Ma questo non avvenne mai.

Buio in scena

III

[NOEMI/ GIORGIA, al centro della scena, inquadrata dal seguipersone] Quando non era a lavoro e non era impegnato con noi, Alberto passava il tempo a organizzare il viaggio di nozze, o almeno così ci raccontava.
Non perdeva occasione di ricordarmi che aveva già chiesto le ferie, annullato ogni appuntamento e che aveva anche comprato i biglietti aerei.
-Deve essere tutto perfetto! In questo modo vostra sorella si accorgerà finalmente dell’affetto che provo per lei e inizieremo a trascorrere più tempo insieme! (ALBERTO/ SIMONE)– Diceva così, purtroppo, però, le cose non vanno mai come vorremmo e, una settimana prima del matrimonio, l’agenzia di viaggi lo chiamò e gli disse che l’Alitalia entrava in sciopero e tutti i voli di lì a un mese erano a rischio. Sarebbe stato opportuno rinviare tutto ad un altro periodo, per evitare disguidi con la prenotazione dell'albergo
Potete ben immaginare che mia sorella non credette ad una sola parola, ma anzi si convinse che la storia dello sciopero fosse solamente un’altra scusa per passare del tempo con noi tre, ed è inutile dire che ogni tentativo da parte nostra di farle cambiare idea fu inutile.
Una settimana dopo l’atteso giorno delle nozze arrivò.
La chiesa era magnificamente arredata, fiori bianchi e rosa facevano capolino ovunque e gli ospiti distinti dello sposo occupavano tutte le panche delle tre navate. La cerimonia fu relativamente semplice e veloce, furono dette le parole di rito, “Si, lo voglio” “Si lo voglio” (FLAMINIA/ VALERIA + ALBERTO/ SIMONE), gli anelli furono scambiati e lo sposo poté baciare la sposa.
Fu deciso, con grande disappunto di Flaminia, che la giovane coppietta sarebbe venuta a vivere con me, Carlotta e Zoe, perché senza il contributo di tutte noi, non saremmo arrivate a pagare l’affitto e la casa di Alberto non era grande abbastanza.
Devo ammettere, però, che la prima notte di nozze fu difficile da mandar giù per noi povere zitelle. Certo, sapevamo perfettamente che la nostra sorellina non era arrivata al matrimonio completamente inesperta, ma fino ad allora i piccioncini avevano sempre avuto la delicatezza di mantenersi fuori casa. La consapevolezza di tre camere singole e una matrimoniale pesava su noi tre come un’incudine al piede di un nuotatore.
La convivenza filava apparentemente liscia, il matrimonio fortunatamente non aveva variato un granché le dinamiche familiari già collaudate in precedenza, e appena un mese dopo mia sorella Flaminia ci diede la grande notizia:
- Sono incinta (FLAMINIA/ VALERIA).

Buio in scena

IV

[FLAMINIA/ GABRIELLA, al centro della scena, inquadrata dal seguipersone] Nessuno di voi può immaginare il dispiacere che ho provato nello scoprire che neanche il nostro bambino aveva provocato il benché minimo cambiamento negli atteggiamenti di mio marito. Anzi, pareva quasi che la mia condizione lo allontanasse da me e lo avvicinasse ancora di più alle mie tre sorelle.
Alberto ebbe l’accortezza e la delicatezza di impedire a Noemi, Carlotta e Zoe di accompagnarci alla prima ecografia, ma questo gesto passò ai miei occhi quasi inosservato, perché ormai avevo completamente perso la speranza di poter suscitare un qualche interesse in lui.
L’ecografia non diede i risultati sperati. Fu estremamente difficile per me accettare che purtroppo avrei dovuto affrontare una gravidanza difficile. I medici mi spiattellarono in faccia ogni singolo dettaglio: distacco della placenta, e in poco tempo mi fu chiaro che si prospettavano nove mesi decisamente troppo lunghi. Ancora più difficile per me fu capire che li avrei affrontati da sola.
E non mi ero sbagliata, perchè né Alberto, né le mie sorelle, cui ero inizialmente tanto legata, mi prestarono un’attenzione che andasse appena oltre le normali regole comportamentali.
Mi sentivo così sola e abbandonata che iniziai a dormire male e a mangiare poco. Contrassi un'infezione, mi venne la febbre alta, ma neanche questo riusciva a convincere Alberto a trascorrere mezza giornata con me.
Una notte, però, ebbi un brutto incubo, più brutto del solito, e sentii forte e chiaro dentro di me che mi sarebbe accaduto qualcosa di molto grave. Decisi di svegliare mio marito.

- Alberto… Alberto svegliati per favore (FLAMINIA/ VALERIA)- gli sussurravo in lacrime.
- Flaminia, cosa succede? Sono le due di notte, che c’è? (ALBERTO/ SIMONE)
- Se dovesse succedermi qualcosa… Ecco, qualcosa di grave intendo… Non mi rimpiazzeresti con una delle mie sorelle, vero? (FLAMINIA/ VALERIA)

Mi parve che queste parole, appena distinguibili tra i miei singhiozzi, avessero smosso un po’ l’animo di Alberto, che in fondo doveva pure provare dei sentimenti per me.

- Amore mio, certo che no. Per me esisti solo tu, lo sai (ALBERTO/ SIMONE).
- No, non lo so! Come potrei fare a saperlo? Passi le giornate a Villa Borghese con loro invece di prenderti cura di tua moglie! (FLAMINIA/ VALERIA) – affermai con più forza del solito.
- No, non è vero, non è così. Cosa devo fare per fartelo capire? (ALBERTO/ SIMONE)
- Prometti (FLAMINIA/ VALERIA).
- Ma promettere cosa? (ALBERTO/ SIMONE) – domandò Alberto, questa volta sinceramente.
- Giurami che se mi dovesse accadere qualcosa non sposerai nessuna delle mie sorelle (FLAMINIA/ VALERIA).
- Se può renderti felice, lo prometto. Ma cosa dovrebbe mai accaderti (ALBERTO/ SIMONE)?
- Non lo so (FLAMINIA/ VALERIA).

A distanza di un mese da questa conversazione partorii. Ero così stanca che non volli vedere nè mia figlia né mio marito. Quando il medico mi concesse di tornare a casa, mi chiusi nella mia stanza e non volli più vedere nessuno. Smisi di dormire e di mangiare, a malapena mi ricordavo di andare in bagno. Credevo che la solitudine che mi pervadeva mi avrebbe spezzato, che l’odio verso il mondo avesse mutato il mio sangue in veleno.
Ormai non mi riconoscevo più, avevo un aspetto orribile, ero terribilmente magra, e in un istante di lucidità mi parve di riconoscere vagamente i sintomi di una depressione post-partum. Tuttavia sapevo che non era colpa di mia figlia.
Mia figlia… Dov’era? Ancora non l’avevo mai vista! Come avevo potuto dimenticarmi di lei?
Mi precipitai giù dal letto, senza curarmi di togliermi il pigiama e volai al piano di sotto in cerca della mia bellissima bambina. Quando trovai la cucina vuota smisi completamente di ragionare.
Me l’avevano portata via? Le mie sorelle avevano portato via mia figlia! Dopo avermi privato di mio marito avevano preso anche la mia bambina! Non potevo permetterglielo. Mi infilai la vestaglia e mi gettai in strada, senza preoccuparmi di guadare dove mettessi i piedi.
Ricordo vagamente il mio viso pieno di lacrime, la rabbia che mi scorreva nel corpo e il clacson di un’automobile. Poi ci fu uno schianto tremendo e i miei occhi si chiusero per sempre.

Buio in scena

V

(CARLOTTA/ FRANCESCA, al centro della scena, inquadrata dal seguipersone) Accompagnammo Alberto all'obitorio per il riconoscimento del corpo. A noi tutte si spezzò il cuore al pensiero della bambina che mia sorella non avrebbe mai visto crescere. Dopo la morte della madre Alberto si recò all’anagrafe e insistette per cambiare il nome della piccola Nina e di chiamarla Flaminia.
Noi tre provavamo un dolore indescrivibile, quasi maggiore di quello di Alberto. Con la morte della più piccola ci ricordammo di quanto eravamo unite, di quanto ci volevamo bene, di quanta felicità ci fosse nelle nostre vite prima dell’arrivo di quell’uomo.

- Avevo ragione. Quell’uomo ci ha portato solo guai (ILARIA) – ci diceva Noemi, e aveva ragione.

Nessuna di noi aveva il coraggio di guardare negli occhi la bambina, così simile a sua madre. Alberto non riusciva a sostenere la situazione e passava metà del suo tempo fuori casa, ora con una scusa, ora con un’altra.

- Vado a prendere una boccata d’aria, mi gira la testa (ALBERTO/ SIMONE)– era la sua scusa preferita.

Noi tre accudivamo la bambina solo per lo stretto necessario, senza esprimere alcuna tenerezza, un po’ per non ricordare il lutto che portavamo, un po’ perché temevamo che Alberto avrebbe potuto pensare che c’era un interesse diverso dietro i nostri atteggiamenti materni.
Tra il padre assente e le zie timorose, la piccola Flaminia finì col rimanere sola, esattamente come era accaduto con la madre.
I rapporti tra Alberto e noi Margheri si fecero terribilmente freddi e distaccati. Iniziarono pian, piano a cadere tutti i legami d’intimità che si erano creati fraternamente fra noi e nostro cognato e il gelo cresceva ogni giorno.
Credo che, più di tutti noi, a soffrire della situazione fosse principalmente Alberto, che si vedeva privato, oltre che della moglie, anche dell’affetto delle cognatine. Forse credeva che il dolore comune avrebbe dovuto affratellarci, invece ci aveva allontanati. E poi c’era la piccola Flaminia, che era trascurata da tutti.
Alberto non sapeva più cosa pensare, così sceglieva di non farlo affatto e di continuare a trascorrere il maggior tempo possibile fuori casa, come un codardo.
Oggi mi dispiaccio enormemente di dovere ammettere che a quel tempo covavo dentro di me dei sentimenti che mi azzarderei a definire non proprio dignitosi. A mia difesa posso dire che anche le mie sorelle provavano lo stesso tipo di emozioni e prima o poi, questo tipo di pensieri tende a venire a galla.
Una sera eravamo tutte e tre riunite a cena e, inaspettatamente, Noemi iniziò a parlare.

- Povera Flaminia! Come la prenderanno in giro i suoi compagni di scuola quando sapranno che non ha la mamma! (NOEMI/ ILARIA)
- E pensate quando si iscriverà in palestra e leggerà sul modulo che serve la firma della madre! (ZOE/ ALICE)

- Perché, cosa credete che penserà quando prenderà dei brutti voti a scuola e vedrà arrivare ai colloqui con gli insegnanti il solo padre! Crederanno tutti che la bambina viene trascurata! – conclusi.

Continuavamo a girare intorno alla questione, ma ormai era chiaro a tutte che a ognuna di noi era venuta in mente la stessa identica idea.

- Io dico che qualcuna di noi dovrebbe sacrificarsi e dare così una madre a quella povera bambina! Io sono la maggiore, tocca a me. Qui non si tratta d’amore e, con la mia esperienza sarò una madre migliore per la piccola Flaminia (NOEMI/ ILARIA, con decisione)
- No, sorella, tocca a me. Sono la minore, la più vicina a Flaminia. Alberto sentirà di meno la differenza, ed essendo la più giovane sarò ciò che di più simile può esserci ad una madre (ZOE/ ALICE)

Mi veniva da ridere a sentirle parlare, perché le loro sembravano parole inutili. Allora mi sembrava più che ovvio che Alberto avrebbe scelto me, la sorella di mezzo, perché se avesse sposato Zoe, la più piccola, sarebbe apparso superficiale, e non si sarebbe legato per sempre a Noemi, perché era troppo più grande di lui. Avrebbe sposato me, ne ero certa.

Buio in scena

VI

[ALBERTO3/ RICCARDO, al centro della scena, inquadrata dal seguipersone] Dopo la morte di mia moglie avevo raccontato alle mie cognate del giuramento che le avevo fatto. Avevo promesso che non mi sarei mai risposato, ma dopotutto quanto si può essere fedeli al giuramento fatto a una morta? Forse ero un po’ ingenuo, ma sicuramente non ero uno sprovveduto, e l’idea di dovermi risposare con una delle tre Margheri mi era già venuta alla mente.
Questo pensiero non mi dava pace. Le notte sognavo sempre più spesso i loro volti che mi dicevano:

- Scegli me! (NOEMI/ ILARIA)
- Scegli me! (CARLOTTA/ CLAUDIA)
- Scegli me! (Z0E/ ALICE)

Solo molto tempo dopo capii che questa volta la scelta non sarebbe toccata a me, ma a loro. Quel giorno tirai un sospiro di sollievo, perché non mi sarei mai più risposato.
Come avrebbero mai potuto scegliere se io ero uno e loro erano tre?