Recensione

L'avvincente ed intrigante racconto "I ragazzi di via Bravetta" di Fulvio Melillo, avvocato penalista nato nel 1970 a Roma, ricostruisce - attraverso gli atti processuali - quanto accaduto, il giorno 3/04/2004, a Forte Apache , complesso di case popolari che si trova al 415 di via Bravetta a Roma.
Melillo preannuncia al lettore che il libro è ispirato ad una storia realmente accaduta, che gli atti processuali sono veri, anche se i nomi sono di fantasia e lo avvisa che ci sarà un finale a sopresa; è proprio da questa affermazione che possiamo dedurre che il finale della storia sia stato cambiato e rinventato per suscitare più interesse e più curiosità nel lettore.
"I ragazzi di via Bravetta" è la cronaca di un omicidio, raccontata da uno degli avvocati della difesa, di un ragazzo albanese, una ricostruzione fedele che apre la visuale su un contesto di delinquenza e degrado, in cui i furti, lo spaccio di droga e le lotte tra le varie famiglie e i diversi gruppi etnici coesistenti sono all'ordine del giorno.
E' stato a causa di un complimento fatto alla ragazza sbagliata nel posto sbagliato che Dritan è morto: c'era stato un passa parola tra alcuni ragazzi che si erano messi d'accordo ed avevano fatto irruzione nella palazzina per far capire all'albanese chi comandava; era scaturita così la furia di questi venti ragazzi che, dopo aver sfondato la porta dell'abitazione dell'albanese, avevano distrutto tutto ciò che li ostacolava.
A questo punto una delle vittime dell'aggressione, Ditran, vola dal quinto piano della palazzina e con lui l'amico Eddy che riesce a salvarsi per miracolo.
Nel libro sono riportate le testimonianze degli imputati e dei testimoni e vengono seguite tutte le fasi processuali che portano a scagionare o a incriminare le persone coinvolte.
Dal nostro punto di vista la vicenda è molto interessante ed appasionante, soprattutto l'evento a sopresa del finale.
L’autore riporta in modo preciso e professionale i fatti, tratteggiando nel frattempo la squallida e difficile realtà di disagio e mancata integrazione di tante periferie italiane, di cui Forte Apache, il famigerato residence di via Bravetta, può essere considerato l'emblema.
Ormai la delinquenza, che è molto forte in luoghi come i residences, è diffusa anche in altri ambienti: la droga o la microcriminalità sono argomenti quotidiani che toccano un incredibile numero di famiglie, non solo italiane.
Come tutti noi sappiamo, la droga ormai è facilmente reperibile e tutti possono entrare in contatto con questa realtà, basta una visita in qualche discoteca o anche nelle scuole; quante volte abbiamo sentito parlare di ragazzi vittime di un overdose?
E in questi casi poco importa se si è ricchi o poveri, si tratta di intelligenza, di fare la scelta di non seguire la massa e di avere sempre in mente ciò che è giusto per noi stessi e ciò che ci rende felici.
Forse in luoghi come il residence di Via Bravetta è quasi inevitabile essere coinvolti nel giro della delinquenza: come può un ragazzo con un basso livello di istruzione, magari senza una figura autorevole davanti, prendere le distanze da un modello negativo se crede di non avere alternative?
Sappiamo anche che le vie di fuga da queste situazioni sono molto difficili da percorrere autonomamente e a nostro parere bisognerebbe sostenere questi ragazzi e offrire loro delle possibilità di inserimento nella scuola o nel mondo del lavoro.
Forse non è anche questo un loro diritto?