Progetto Di Legge Quote Rosa

Quote rosa
Introduzione

La Commissione Finanze del Senato ha deciso di approvare l'emendamento Germontani che prevede due mandati per i rinnovi dei CdA delle società quotate: dovranno essere composti dal 20% di donne al primo rinnovo, nel 2012, e dal 30% al secondo rinnovo, nel 2015.

Sulle sanzioni era già arrivato l'accordo la scorsa settimana. Se il consiglio d'amministrazione non rispetta questo riparto la Consob diffida la società interessata perché si adegui entro 4 mesi dalla diffida. In caso di inottemperanza alla diffida la Consob applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 100mila a un milione di euro (in base a criteri che saranno stabiliti da un regolamento) e fissa un nuovo termine di tre mesi per adempiere. In caso di ulteriore inottemperanza rispetto alla nuova diffida i componenti eletti decadono dalla carica. Lo statuto dovrà disciplinare le modalità di formazione delle liste e i casi di sostituzione in corso di mandato per garantire il criterio di riparto fissato dal comma.
Inoltre, per le aziende che vorranno anticipare i tempi, il ministro delle Pari Opportunità indicherà l'iter necessario attraverso un regolamento; la Civit sarà l'organo di controllo dell'applicazione della legge da parte delle società pubbliche; infine saranno previste delle agevolazioni fiscali alle aziende per sostenere i costi delle assemblee straordinarie che dovranno tenersi per modificare gli statuti.

A poche ore dal voto i primi commenti dei membri del governo erano già espliciti: il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, infatti, ha sottolineato l’importanza di questa legge, che rappresenta un passo avanti fondamentale verso la parità di genere, anche all’interno degli organi preposti all’amministrazione.
Se veramente vogliamo parlare di pari opportunità, è necessario tener conto delle capacità, delle specializzazioni e della disponibilità dell'individuo, non del suo sesso.

Inoltre abbiamo già dei "Paesi cavia", nei quali le Quote Rosa sono già entrate in vigore ed attive, tali paesi sono l'Islanda, la Spagna e la Norvegia. Nonostante la forte presenza femminile ai vertici del sistema produttivo non ha impedito all’Islanda di andare in bancarotta e alla Spagna di crollare sotto i colpi della crisi. Come unica eccezione, la Norvegia, ma la differenza è data dai suoi grandi giacimenti petroliferi, non certo dalle donne in consiglio. Si può quindi dedurre che la scelta di far aumentare la presenza femminile in settori specifici e ad alte cariche, non sia neanche una ragione politica.

Lo scopo di questa riunione è quindi quello di provvedere alla revisione dell’emendamento Germontani.
Dalla discussione è emerso che non è accettabile stabilire una percentuale per garantire posti di lavoro alle donne, crediamo che una proposta più ragionevole possa essere quella di dare stimoli alle donne lavoratrici.
La bassa percentuale di occupazione femminile in Italia (46%), due punti percentuali in meno rispetto alla media europea (dati Istat 2009), e quattordici punti percentuali in meno rispetto all’obiettivo fissato dal trattato di Lisbona (in Italia la presenza femminile nei consigli di Amministrazione si attesta oggi ad un misero 7,6%), fa dedurre che sarebbe più opportuno fornire incentivi alle donne con figli o in aspettativa (il 27% delle donne lavoratrici esce dal mercato del lavoro dopo la nascita del primo figlio e un altro 15% non rientra più dopo la nascita del secondo figlio).

Il provvedimento sarebbe il seguente:

Art.1
L'occupazione della donna, come l'uomo, in un qualsiasi posto di lavoro non può essere basata su una legge che ne prevede la percentuale, soprattutto se si parla di CdA in cui la capacità e le competenze devono essere poste prima di tutto.

Comma 1
Secondo quanto indicato nella legge 125 del 10 aprile 1991 è dovere della Nazione "promuovere l'uguale partecipazione di uomini e donne nei luoghi decisionali"; l'affermazione delle quote rosa risulta quindi superflua e discriminatoria.

Comma 2
Si richiedono maggiore attenzione e rispetto delle normative riguardanti l'aiuto delle donne madri poichè se le seguenti non saranno osservate la pena (dai 3-4 anni di arresti domiciliari) ricadrà sul responsabile. Gli articoli riguardanti le donne madri sono i seguenti: legge n.1024 del 30.12.1971, "Tutela delle lavoratrici madri"; che garantisce alla madre lavoratrice mesi di congedo per la maternità e la garanzia del versamento dello stipendio pari al 80%.
L'art. 4 afferma:" E' vietato adibire al lavoro le donne: a) durante i due mesi precedenti la data presunta del parto; b) ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto; c) durante i tre mesi dopo il parto.
L'art.n.7:" La lavoratrice ha diritto di assentarsi dal lavoro, trascorso il periodo di astensione obbligatoria di cui alla lettera c) dell'articolo 4 della presente legge, per un periodo, entro il primo anno di vita del bambino, di sei mesi, durante il quale le sarà conservato il posto. La lavoratrice ha diritto, altresì, ad assentarsi dal lavoro durante le malattie del bambino di età inferiore a tre anni, dietro presentazione di certificato medico. I periodi di assenza di cui ai precedenti commi sono computati nell'anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia".

Comma 3
Facendo riferimento all'articolo x della Costituzione Italiana, a parità d'impiego il salario non deve variare in base al sesso del lavoratore e non vi deve essere presente nessuna forma di discriminazione nell'attribuire l'emolumento.

Comma 4
Saranno stanziati incentivi pari allo 0,5% del fatturato annuo alle Società che, avendo nel CdA una presenza di donne di riconosciuta qualifica professionale, presenteranno bilanci in attivo o in incremento.