La Libia
libia.jpg

Ordinamento politico: Repubblica socialista
Capitale: Tripoli
Popolazione: circa 6 milioni di persone (80% libici, 20% egiziani, sudanesi, ciadiani)
Lingue parlate: arabo, italiano, berbero e inglese
Religioni: 97% musulmani sunniti (religione di stato), 3% cristiani
Prodotti esportati: petrolio, gas naturale
Valuta: Dinaro libico
PIL: 90.000 milioni di $ ca.
PIL pro capite: 14.100 $ ca. (2007)
Debito estero: 4,5 miliardi di $
Spese militari: 4,2% del Pil (Italia: 1,6%)

GEOGRAFIA

La Libia si affaccia a nord sul Mar Mediterraneo e dove si trova il Golfo della Sirte. Confina a nord-ovest con la Tunisia. A ovest con l’Algeria. A sud con il Niger e il Ciad e a sud-est con il Sudan e a est con l’Egitto. La parte costiera è pianeggiante, mentre verso l’interno il paesaggio presenta delle alture ondulate. La parte orientale del Paese è occupata dal Deserto Libico.

SOCIETA'
Più di altre società maghrebine, quella libica è caratterizzata da un forte razzismo verso le popolazioni nere. Il traffico di clandestini non aiuta la comprensione reciproca. Nel Paese vive anche una minoranza berbera, che non si integra alla perfezione, ma che non viene neanche particolarmente discriminata.

ECONOMIA

Gli idrocarburi rappresentano il 75 per cento delle entrate dello Stato che ne controlla il mercato. L’agricoltura è praticata nelle oasi e nelle zone di Tripoli e Bengasi e le produzioni principali sono legate alla coltura dell’olivo. Meno diffuse la pesca e l’allevamento. L’embargo ha reso obsoleti gli impianti di estrazione e raffinazione del petrolio. L’apertura diplomatica di Gheddafi ha permesso la concessione di nuove licenze ad aziende straniere che punteranno a sfruttare maggiormente i pozzi già esistenti e investiranno nella ricerca di nuovi giacimenti. La Libia è stata, fino a oggi, il centro di smistamento dell’immigrazione clandestina verso l’Europa che produceva un enorme indotto economico. I paesi occidentali, in cambio delle aperture politiche, chiedono un controllo maggiore delle frontiere. La distensione dei rapporti favorirà la rinascita del turismo. Per tutti gli anni settanta e ottanta il governo libico ha scoraggiato l'afflusso turistico, una posizione che solo nei primi anni novanta si è andata modificando. Poli di attrazione sono l'antico nodo carovaniero di Gadames, lo spiccato carattere di Tripoli con le sue ricche moschee e importanti resti archeologici, dai celebri resti della fenicia e poi romana città di Sabratha, a quelli romani di Leptis Magna a quelli ellenici e romani di Cirene.

POLITICA
La storia moderna del Paese è assolutamente segnata dalla figura di Gheddafi. Campione di trasformismo, ha sempre agito secondo gli interessi del momento, ma sposando con passione l’atteggiamento del momento. Gheddafi è stato un rivoluzionario ma ha sempre tentato di accreditarsi come statista di spessore internazionale, mediando i tanti conflitti nel corso degli anni. Ha cavalcato, a momenti alterni, il panarabismo o in panafricanismo. Ha assunto atteggiamenti anti-occidentali, ma ha recuperato la sua apertura verso i vecchi nemici al momento opportuno. La Rivoluzione ha cancellato qualunque altro partito dalla vita politica del Paese, anche perché Gheddafi si è sempre accreditato come interprete di tutte le possibili svolte politiche: il concetto stesso di Terza via, cioè di un socialismo che rispettasse la cultura islamica, ha finito per conciliare le due anime prevalenti del mondo arabo: il nazionalismo e la religiosità.

MASS MEDIA
Le sanzioni hanno rallentato la diffusione della telefonia cellulare e di internet. La stampa non ha voci che non siano governative o filo-governative, come la televisione o la radio.

STORIA

Colonia italiana dal 1911 fino alla fine seconda guerra mondiale, dopo la fine dell'occupazione franco-britannica (1943-1951), la Libia viene governata dal re Mohammed Idris al-Senussi, che lega lo sviluppo del Paese ai ricavi del petrolio, scoperto nel 1959 e sfruttato da Gran Bretagna e Stati Uniti (che si installano nel paese con basi militari). Nel 1969 il colonnello M. Gheddafi destituì il re Idris I (1890-1983) con un colpo di Stato militare. Proclamò la Repubblica araba socialista della Lilbia, ma si attribuì l'autorità suprema dello Stato nel ruolo di 'guida della rivoluzione'. Chiuse le basi militari occidentali e, nazionalizzata l'industria estrattiva degli idrocarburi (1971-73), avvicinò la Libia all'URSS, per poi però delineare una sua via al socialismo. In politica estera, il sostegno a movimenti di liberazione come l'OLP e le guerre territoriali con il Ciad (1973-94) non fecero che accrescere le distanze tra la Libia e il mondo occidentale. Nel 1977 la Libia si è dotata di una costituzione in base alla quale ha assunto la denominazione di Jamahiriyyah ("Stato delle masse") araba socialista. La vita politica degli anni Ottanta e Novanta è in particolare stata condizionata dai forti contrasti con gli Stati Uniti, che hanno accusato la Libia di essere coinvolta in episodi di terrorismo internazionale. Nel 1986, quando l'aviazione americana bombarda Tripoli e Bengasi allo scopo di eliminare il colonnello, egli reagisce lanciando due missili contro la base Nato di Lampedusa,mancandola. I bombardamenti americani uccidono una figlia del colonnello.Per l'esplosione di un aereo di linea statunitense presso Lockerbie (in Scozia, 1988) Stati Uniti e Gran Bretagna hanno chiesto l'estradizione di due cittadini libici (1991). Dopo l'opposizione a tale richiesta, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha varato sanzioni economiche ai danni della Libia (1992). In seguito, la consegna alla giustizia britannica dei due accusati ha segnato un cambiamento di rotta nella politica estera di Gheddafi e ha portato l'ONU a sospendere l'embargo (1999). Nei primi anni del XXI secolo, in controtendenza rispetto al passato, Gheddafi ha orientato sempre più la sua politica estera verso l'Africa, voltando le spalle alla Lega araba. Il colonnello si apre all’Occidente e prende sempre più le distanze da regimi che non godono delle stesse simpatie. Il suo cammino di 'redenzione' si compie il 15 maggio 2006, quando gli Usa riaprono ufficialmente la loro sede diplomatica a Tripoli.
Il 10 giugno 2009 si è recato per la prima volta in Italia in visita di Stato; Gheddafi ha soggiornato tre giorni in Italia, seppur fra molte polemiche e contestazioni. Il leader libico si è recato al Campidoglio, a La Sapienza, alla sede di Confindustria e ha incontrato le massime cariche italiane. Particolarmente ostili all'accoglienza trionfale preparata per il leader libico da parte del governo sono stati i Radicali Italiani, che hanno organizzato manifestazioni di protesta, in aula del Senato e fuori.
Il 29 agosto 2010 Gheddafi inizia un nuovo soggiorno in Italia per celebrare il secondo anniversario della firma del Trattato di Amicizia fra Italia e Libia. Egli organizza alcune "lezioni" di Islam e Corano a quasi 500 ragazze hostess. «L'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa» ha affermato Gheddafi.
Nel 2011, la Libia, dopo aver vissuto una prima fase di insurrezione popolare anche nota come rivoluzione del 17 febbraio, a seguito di quanto avvenuto in quasi tutto il mondo arabo (e specialmente in Tunisia ed in Egitto), ha conosciuto in poche settimane lo sbocco della rivolta in conflitto civile. La sommossa libica, in particolare, sì è innescata dal desiderio di rinnovamento politico contro il regime quarantennale di Gheddafi. Dopo quasi un mese di scontro il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (ONU) ha deciso di istituire una no-fly zone sulla Libia a protezione della popolazione civile, legittimando l'intervento militare ad opera dei diversi paesi appartenenti alla Nato, avviato il 19 marzo. L'Italia ha messo subito a disposizione le proprie basi militari (Pantelleria, Gioia del Colle e altre 5.) come basi di appoggio per i Boing e i Tornado internazionali.

Video documentativo

Notizie recenti:

13/04/11

Niente bombardamenti, ma armi ai ribelli: queste sono le proposte italiane. Dall’Italia, Bossi conferma. Inoltre aggiunge: “Noi abbiamo un problema: il petrolio ed il gas. Perciò dobbiamo trattare con chi vince”.L'Italia dice inoltre: “mettere i ribelli libici in condizioni di difendersi fornendogli materiale per l’autodifesa”. “Strumenti non letali”, come quelli che la Gran Bretagna ha già cominciato a fornire agli insorti. L’Italia inoltre ha proposto di utilizzare una parte dei beni del regime libico congelati dall’Onu per aiutare i ribelli.

E’ allarme per la situazione umanitaria in Libia. Più di tre milioni di persone nel Paese hanno bisogno di aiuto. Oggi due forti esplosioni sono state sentite a Tripoli, ad opera di un raid Nato. Di certo un deposito di munizioni è stato fatto esplodere nella capitale dai piloti dell’Alleanza, mentre le forze del Colonnello hanno operato nuovi bombardamenti su Misurata. Le vittime degli scontri sono circa 250. Per evacuare i cittadini è stata predisposta un’imbarcazione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Anche l’Unione Europea ha deciso oggi di stanziare 10 milioni di euro per l’evacuazione degli stranieri e il loro rimpatrio, mentre è atterrato un aereo francese con a bordo 10 tonnellate di forniture sanitarie. Sono stati dimessi oggi due dei 25 cittadini libici feriti e ricoverati in diverse strutture del milanese. Adesso verranno rimpatriati, mentre proseguono le cure specialistiche per gli altri. Anche i membri del Cnt hanno cercato una soluzione alla difficile situazione dei civili libici e hanno proposto uno scambio ai Paesi presenti alla conferenza: un miliardo e mezzo di aiuti umanitari in cambio di forniture di petrolio dalla Libia.

L'EUROPA E LA NUOVA LIBIA: TRA GUERRA E IMMIGRAZIONE

La strada solitaria di Sarkozy

Subito dopo l’accordo per dare il comando militare alla Nato, il presidente francese Sarkozy ha ribadito che per la Francia il coordinamento della missione deve ''restare eminentemente politico''.
Dopo una settimana di consultazioni non-stop, la Francia ha rilanciato cercando quella che ha definito una "cabina di regia politica" dell’intera operazione.
Parigi ha cercato di tenere la Nato fuori dalle operazioni. Inoltre, si è completamente dimenticata dell’Europa.
L’accordo per il comando Nato è stato accolto con particolare soddisfazione dall'Italia, che si è battuta per imporre una catena di comando unico sotto l'ombrello della Nato. Tra l'altro, con il rientro sotto l'Alleanza del comando delle operazioni, è la base di Napoli a ospitare il quartiere generale della missione.

La voce debole dell’Unione Europea

L’Europa, come entità unica, è rimasta un passo indietro nei lunghi negoziati diplomatici per trovare un compromesso tra posizioni molto distanti.
L'UE è pronta ad adottare nuove sanzioni per evitare che gli introiti da gas e petrolio finiscano nelle tasche di Gheddafi, vuole salvaguardare l'integrità libica, riconosce il ''contributo positivo'' dato dalle azioni militari intraprese dalla coalizione per la protezione dei civili e ribadisce che il colonnello ''deve andarsene immediatamente''. Questi sono alcuni dei passaggi principali delle conclusioni sulla Libia.
Ma l'UE si è impegnata a potenziare l'assistenza umanitaria, ricorrendo anche a mezzi navali, per una situazione che, specialmente in prossimità dei confini libici, resta motivo di ''grande preoccupazione''.
Sul fronte dell'assistenza economica, il vertice UE ha anche deciso di aumentare di un miliardo di euro il plafond delle operazioni della BEI (la Banca Europea per gli Investimenti produttivi) nei Paesi mediterranei che hanno intrapreso riforme politiche. E ha invitato gli 'azionisti' della BERS (la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) a considerare la possibilità di estendere il proprio campo d'azione anche ai Paesi vicini del Sud.
Si tratta di una posizione generosa ma di basso profilo politico. Come troppo spesso accade, le decisioni vere si prendono lontano da Bruxelles.

La Germania fuori dal gioco

In tutto questo va ricordato il ruolo di retroguardia assunto dalla Germania. Angela Merkel ha guardato alle dinamiche interne e alle difficoltà elettorali della sua coalizione.
Di fatto Berlino è sparita dalla scena.
Ha però avuto un ruolo importante dal punto di vista politico con la richiesta di sanzioni europee più dure da parte dell’UE.
Secondo la Merkel, contro la Libia serve un embargo petrolifero completo, oltre ad ampie restrizioni al commercio.
La Merkel vuole una posizione comune sull'embargo totale del petrolio, che però al momento stenta ad arrivare.
Dopo essersi astenuta sulla risoluzione Onu, dividendo il fronte europeo, e avere deciso di non partecipare ad alcuna azione militare, contribuendo alla crisi dell'Alleanza, la Germania è dunque determinata a usare lo strumento delle sanzioni per esprimere la propria ferma contrarietà al regime di Gheddafi.
Il valore economico delle sanzioni operative e anche di un eventuale embargo petrolifero totale al momento non sarebbe rilevante. I combattimenti in corso hanno già fatto crollare il mercato petrolifero libico.

Un consulto a quattro

Uno dei momenti di maggiore tensione si è avuto quando Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno deciso di effettuare un consulto a quattro per individuare le strade da seguire per una soluzione politica della vicenda.
Obama, Cameron, Sarkozy, Merkel hanno effettuato un gran consulto a quattro per la Libia a poche ore dal vertice di Londra del Gruppo di Contatto.
Di fatto una sorta di direttorio che ha anticipato la riunione dei Paesi che fanno parte della coalizione internazionale per fare il punto sulle attività militari ma soprattutto per delineare un piano di soluzione politica, una ''exit strategy'' dalla crisi libica.
Nessuna delle due riunioni ha portato a conclusioni concrete, ma il consulto a quattro ha contribuito a scavare sempre più i solchi che dividono la comunità internazionale con idee diverse sulla catena di comando.

Immigrazione, l’Europa in ordine sparso

Una delle conseguenze dirette della totale mancanza di coordinamento europeo nell’azione militare e anche in quella politica verso la Libia è l’aggravamento della mancanza di una politica comune dell’immigrazione.
I Paesi europei hanno risposto con scarsa solidarietà e poco calore alle richieste italiane di aiuto di fronte alle ondate di immigrati che dalla sponda sud si sono riversati a Lampedusa per fuggire da una situazione di guerra, povertà e mancanza di lavoro e prospettive.

L’Europa non ha ancora una politica condivisa su una delle più grandi sfide di questi anni e, soprattutto, non sembra che voglia lavorare per arrivare a questo obiettivo.
Dopo il fallimento del processo di Barcellona anche l’Unione per il Mediterraneo segna il passo.
Mentre la sponda sud si infiamma e la storia accelera la sua corsa, l’Europa sembra indifferente ai cambiamenti che stanno travolgendo il Maghreb e il Vicino Oriente.
L’unica arma messa in campo dai 27 è l’agenzia Frontex, uno strumento che appare totalmente inadeguato di fronte alla potenza dei cambiamenti in corso e ai flussi migratori di questi tempi e prevedibili per il futuro.

Ultimissime notizie:

Agli inizii del mese di maggio, dopo ultimi bombardamenti da parte delle forze alleate, è rimasto ucciso il figlio maggiore di gheddafi: infatti è stato ritrovato il suo corpo sotto le macerie dell'edificio dove si trovava in quel momento.
Questo fatto ha incrementato l'ira del colonnello che ha dichiarato di sottomettere tutto il mondo occidentale e lo ha minacciato di morte.
In particolare ritiene l'Italia traditrice, poichè i due Stati si erano particolarmente avvicinati in quest'ultimi anni, perciò sarà la prima a pagarla.
A un certo punto non si avevano più notizie del Raìs e si pensava o che fosse stato ucciso da un bombardamento NATO o che fosse scappato nei paesi vicini ma dopo qualche giorno è riapparso in un videomessaggio alla televisione di stato libica.