La Siria
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NOTIZIE FONDAMENTALI
La Repubblica Araba di Siria è uno Stato del Vicino Oriente, grande 185.180 km², con 23.695.000 abitanti. La sua capitale è Damasco.
La Siria è una repubblica presidenziale. La lingua ufficiale è quella araba.
Dal 1963 il paese è governato dal partito Ba'th; il capo di Stato dal 1970 è un membro della famiglia Asad. L'attuale Presidente della Siria è Bashar al-Asad, figlio di Hafiz al-Asad, che ha mantenuto il potere dal 1970 sino alla sua morte nel 2000.

DOVE SI TROVA
Confina a nord con la Turchia, a est con l'Iraq, a sud con la Giordania, a ovest con Israele e Libano. Sempre a ovest si affaccia sul Mar Mediterraneo.

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LA STORIA
La Siria subì nell'antichità una serie di dominazioni che le consentirono di sviluppare una fiorente civiltà: Ebla ne è il più significativo esempio. La regione fu influenzata direttamente prima dagli Egiziani, poi dai Babilonesi e infine, a partire dalla fine del IV secolo a.C. fu sottoposta a un vigoroso processo di ellenizzazione dalla dinastia dei Seleucidi. Il greco, lingua delle classi dirigenti e della cultura, si impose soprattutto nelle città, molte delle quali erano oltretutto di fondazione ellenica. Gli idiomi autoctoni , continuarono tuttavia ad essere diffusi nelle zone rurali in ampie fasce di popolazione sia durante l'età seleucide che in epoca romana. Questa ebbe inizio nel 64 a.C. con la conquista della regione da parte di Pompeo e si protrasse per circa sette secoli, prima nel quadro di un Impero unitario, poi come parte dell'Impero romano d'Oriente. I Romani ne fecero un fiorente centro del commercio internazionale. Nell'antichità la regione siriana diede i natali a un gran numero di letterati, filosofi, storici e uomini di cultura sia di lingua greca (Posidonio, Numenio di Apamea, Luciano di Samosata, Libanio, Giovanni Crisostomo, ecc.) che, con minor frequenza, di espressione latina (fra cui Ulpiano e Ammiano Marcellino) ed aramaico-siriaca (Sant'Efrem il Siro).

Nel VII secolo la Siria venne conquistata dagli arabi e fu amministrata dalla dinastia califfale omayyade, che eresse a sua capitale Damasco, e successivamente dalla dinastia califfale abbaside, in parte dai Selgiuchidi e quindi dai Fatimidi, dagli Ayyubidi e dai Mamelucchi. Il paese fu coinvolto nelle Crociate e subì l'invasione dei Mongoli.

Tra il 1517 e il 1920 fece parte dell'Impero ottomano, cui si ribellò alla fine della prima guerra mondiale, reclamando l'indipendenza.

Dopo un breve tentativo - stroncato dalle forze armate francesi - di dar vita a una monarchia indipendente sotto Faysal b. al-Husayn, dal 1920 e il 1946 la Siria dovette sottostare a un Mandato francese, durante il quale si alternarono rivolte, collaborazione e negoziati per la piena indipendenza.

Nella seconda metà del maggio 1945 a Damasco dieci giorni di manifestazioni ininterrotte furono seguiti da un bombardamento di 36 ore, ma grazie alle pressioni della Gran Bretagna a luglio il comando delle forze armate passò in mani siriane. L'indipendenza fu riconosciuta a partire dal 1 gennaio 1946 e le ultime truppe straniere lasciarono la Siria il 17 aprile 1946.

A seguito dell'indipendenza si ebbe un periodo di instabilità, costellato da numerosi cambi di governo e tredici colpi di stato, il primo dei quali nel 1949 a seguito della sconfitta nella guerra arabo-israeliana del 1948, cui fece seguito l'effimera unione con l'Egitto nella Repubblica Araba Unita (1 febbraio 1958 - 28 settembre 1961).

Caduta l'unione per un colpo di stato, l'8 marzo 1963 s'impadronì del potere il partito panarabo Baʿth, che con un nuovo colpo di stato guidato da Salah Jadid il 23 febbraio 1966 abbandonò la linea panaraba per una socialista e filo-sovietica. Infine dopo la sconfitta nella guerra dei sei giorni, con il secondo colpo di Stato interno al partito Baʿth, il 13 novembre 1970 prese la guida del paese Hāfiz al-Asad, a cui è succeduto il 17 luglio 2000 il figlio, Bashār al-Asad.

AVVENIMENTI RECENTI
-marzo 2011
Il presidente siriano Bashar Assad, per fare in modo che nessuno (soprattutto i giovani) provi a fare nuove rivolte nel "suo" Paese, ha fatto oscurare l' accesso a Facebook .

-25/03/2011
Secondo l'ultimo aggiornamento sarebbe di 30 morti il bilancio degli scontri avvenuti oggi in diverse città della Siria.
Non si fermano infatti le manifestazioni di protesta che da giorni stanno attraversando tutta la repubblica araba.
L'emittente satellitare al-Arabiya informa che 15 persone sono morte in uno scontro tra la polizia e i dimostranti della cittadina di Samnin, mentre questi cercavano di forzare il posto di blocco per raggiungere Daraa, città fulcro delle proteste. Proprio qui, gli scontri odierni hanno lasciato sul terreno 2 morti e 10 feriti: testimoni raccontano che la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti che sarebbero però riusciti ad incendiare una statua di Hafez al-Assad, padre dell'attuale capo di stato Bashar al-Assad. Altre centinaia di persone si sono riunite davanti alla prefettura di Homs, 180 chilometri da Damasco, per chiedere le dimissioni del governatore locale.

-28/03/2011
"Entro i prossimi due giorni il presidente darà notizie che rallegreranno i siriani", lo ha detto il vicepresidente Faruq Sharaa, confermando che nelle prossime 48 ore il presidente della Siria, Bashar al Assad, parlerà al suo popolo per promettere riforme e placare le proteste che negli ultimi giorni hanno infiammato il Paese. Tra i primi provvedimenti è quasi certo che ci sarà anche una revoca della legge d'emergenza, in vigore da quasi 50 anni. Sul fronte delle proteste, oggi si sono registrati nuovi scontri a Daraa. Secondo testimonianze non confermate, i reparti antisommossa avrebbero aperto il fuoco sui dimostranti. Lo riferisce l'emittente Al Arabiya, secondo cui la polizia avrebbe represso duramente una manifestazione con la quale centinaia di cittadini chiedevano l'abrogazione della legge d'emergenza. Non si sa, al momento, se ci siano vittime.

-07/04/2011
Il partito curdo dell'unione democratica (PYD) ha convocato oggi una manifestazione di massa a Qamishli, per chiedere la liberazione dei prigionieri politici curdi, e tutti i prigionieri di coscienza. Questa è una marcia in solidarietà con la rivolta del popolo siriano in diverse città e zone della Siria, per la revoca dello stato di emergenza, la liberazione dei prigionieri politici e la fine di arresti per motivi politici. Il PYD chiede il diritto di impegnarsi nella vita politica, la fine delle interferenze nella vita privata dei cittadini, la fine della corruzione, e la revoca della legge che consente al partito Baath il ruolo di partito unico siriano.
Il regime siriano ha lanciato una campagna di arresti contro i sostenitori del PYD usando la violenza, e ha represso ogni azione politica per impedire la mobilitazione del popolo curdo. Il regime siriano è stato sostenuto in questo dal governo turco. Con una politica di negazione dei diritti del popolo curdo, con l'uccisione di quadri ed i dirigenti del Partito, e con l'arresto di centinaia di uomini e donne simpatizzanti del partito.

-08/04/2011
Centinaia di cittadini curdi stanno manifestando per le strade di diverse città del nord est della Siria contro il presidente Bashar al-Assad.
I centri più interessati dalle manifestazioni sono Qamishli e Amuda, località non distanti dai confini con la Turchia e l'Iraq.
Ieri, intanto, il presidente Assad aveva concesso la cittadinanza siriana a migliaia di curdi della zona.
Anche a Daraa la popolazione è scesa per le strade a manifestare. Alcuni messaggi provenienti dal social network Twitter raccontano che la polizia avrebbe utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Al momento però, non risulta esserci la presenza di vittime o di feriti.

-08/04/2011
Un'altra giornata di sangue a Daraa, la città della Siria meridionale, da settimane epicentro delle proteste contro il regime di Bashar al-Assad. Il bilancio degli scontri, che vedono protagonisti dimostranti e forze di polizia, sarebbe salito a diciassette morti.
Alcuni testimoni dicono di aver visto la polizia aprire il fuoco sui manifestanti, nei pressi della moschea Al Omari, causando tra l'altro anche numerosi feriti. Secondo quanto reso noto dalla tv di stato siriana, invece, i responsabili del massacro sarebbero alcuni miliziani infiltrati nel corteo dei manifestanti, motivo per cui il ministero degli Interni ha diffuso un appello alla popolazione, sollecitandola ad avvertire la polizia non appena gli stessi vengano individuati.

-11/04/2011
Banias è assediata da reparti dell'esercito e da forze di sicurezza, e ieri pomeriggio e stanotte le milizie alawite, fedeli al presidente Bashar al Assad hanno aperto il fuoco contro manifestanti anti-regime uccidendone cinque. Lo hanno denunciato testimoni oculari e diverse organizzazioni siriane per i diritti umani, che hanno chiesto l'apertura di una "commissione d'inchiesta al fine di sanzionare gli autori delle violenze".

-13/04/2011
Un'altra giornata di proteste in Siria. Secondo quanto riferiscono i siti di monitoraggio Rassd e NowSyria, centinaia di studenti si sono radunati oggi nelle università di Damasco e di Aleppo, ma sono stati bloccati e dispersi dalle forze di polizia. Alcuni testimoni oculari hanno riferito di violenti maltrattamenti e di numerosi arresti realizzati da agenti in borghese che si erano infiltrati all'interno del campus universitario di Aleppo.
A Damasco, invece, decine di studenti si sono radunati nella piazza centrale Baramke.
Baniyas è la città siriana dove, nei giorni scorsi, la mobilitazione antigovernativa è stata duramente repressa dalle forze di sicurezza. Sempre questa mattina, circa trecento donne hanno bloccato l'autostrada costiera che collega i porti di Latakia e Baniyas, chiedendo il rilascio di mariti e parenti, vittime ieri di arresti indiscriminati.
Finora il bilancio fornito dalle organizzazioni umanitarie è di 200 persone uccise dall'inizio degli scontri, per lo più civili colpiti dalla repressione governativa.

-14/04/2011
La Commissione europea ha deciso di non congelare la trattativa aperta da tempo per un accordo di associazione con la Siria - proposta invece caldeggiata dal Parlamento europeo-, ma di considerarla congelata "de facto". Questo a causa dell'attuale situazione siriana, per la quale la Commissione ha chiesto "un arresto immediato della violenza".

-15/04/2011
Continuano le violente proteste in Siria.Infatti secondo quanto riferito da alcuni attivisti sono state circa 3000 le persone che hanno manifestato a Daraa (città in cui la scorsa settimana le forze dell'ordine avevano sparato e ucciso 7 civili), altri 3000 hanno manifestato ad Al-Saraya mentre a Damasco circa 50 civili hanno scagliato pietre contro i poliziotti.

-23/04/2011
I confilitti non si fermano nemmeno nel giorno dei funerali delle vittime degli scontri tra manifestanti e polizia. Per protesta due deputati si sono dimessi. Soltanto ieri infatti sono state uccise ben 112 persone tra cui un bambino di 12 anni. I militari attaccano senza pietà la folla che grida in coro "libertà, libertà" con armi da fuoco e gas lacrimogeni. Il venerdi di preghiera si è dimostrato un vero e propio bagno di sangue.

-25/04/2011
Circa 25 siriani sono stati uccisi a Daraa, in Siria meridionale e altri 15 a Banias, città costiera a nord ovest di Damasco.L'Onu vhiede l'arresto immediato degli omicidi in Siria giudicando inaccettabile e irregolare la reazione delle forze armate di fronte alle proteste pacifiche del popolo. L'amministrazione Obama sta valutando una possibile sanzione che bloccherebbe i beni dei funzionari ritenuti responsabili delle violente repressioni.

1-2-3/05/2011
Continuano le proteste contro le forze armate soprattutto a Damasco e a Deraa, dove l'esercito ha sparato nuovamente a civili che assistevano ai funerali delle vittime. Ormai hanno instaurato un vero e proprio regime di terrore: Abdallah Abizad (un militante dei diritti dell'uomo di Deraa) racconta "le forze armate sin dalla mattina pattugliano e vanno da un quartiere all'altro entrando nelle case e arrestanto due o tre persone alla volta". La stima degli arresti dei manifestanti contro Bashar è di centinaia. Abizad ha aggiunto che i militari sparano con i cecchini su ogni cosa che si muova impedendo ai civili di raccogliere i cadaveri e di curare i feriti. Sta avendo luogo dei raduni antigovernativi a Damasco, martedì a Banias e Jeblah (nordovest), mercoledì a Homs e Talbiseh (centro) e a Tal Kalakh.