La Pozione Per Sputare Il Rospo

La pozione per sputare il rospo

David stava passando un momento di crisi, i suoi problemi iniziavano a soffocarlo, non era più sereno e dormiva sempre meno. La vita quotidiana era tormentata dai mille pensieri che si susseguivano nella testa di questo liceale di diciannove anni. Era già calata la sera di un freddo giorno di Febbraio, quando David decise di mollare i libri con cui stava armeggiando da due ore senza concludere nulla, si infilò le scarpe e uscì da casa velocemente. Arrivato in strada iniziò a correre, voleva staccare la spina, correva ma non sentiva né il freddo né la fatica. Dopo aver realizzato di essersi allontanato troppo da casa si fermò e proprio in quel momento arrivò ad una conclusione: tutti i suoi problemi erano generati da un suo limite, il padre che aveva già designato la sua carriera, l’amico che stava perdendo pian piano e infine lei, che non sapeva nulla…
Tutto era legato al fatto che lui non riusciva ad esprimere le sue idee, i suoi sentimenti, la sua volontà. Ma come superare quest’ostacolo? Il silenzio che regnava nella strada venne interrotto dalle risate di un gruppo di ragazzi che avevano appena girato l’angolo. Avevano le facce rosse e gli occhi lucidi, erano felici e tutti e quattro completamente ubriachi. In quel momento David credeva di aver trovato la soluzione: bere. Ma era uscito così velocemente da casa che non aveva nemmeno il portafogli con sé. Rimandò il tutto a sabato.
Uscito con gli amici di sempre, iniziò per la prima volta ad alzare il gomito più del solito. Si erano fatte le ore piccole e David era completamente ubriaco e fu proprio per questo che riuscì finalmente a fare ciò che desiderava da quasi un mese: prese Marco, quell’amico così caro, quello con cui aveva passato di tutto, con cui era cresciuto; Marco aveva perso da poco la madre e David non gli era stato vicino, anzi, si era allontanato. Aveva lasciato il suo migliore amico da solo. Perché? Non sapeva cosa dirgli, non riusciva a trovare le parole giuste, per la prima volta non aveva saputo aiutarlo. E così lo stava perdendo. Prese Marco e lo abbracciò, iniziò a scusarsi, trovò le parole, magari coniugando male i verbi e barcollando, ma riuscì ad arrivare al cuore dell’amico. La mattina si affacciò presto e David era soddisfatto. Passò una settimana, David non vedeva l’ora di ripetere l’esperienza, l’alcool era la bacchetta magica che riusciva ad eliminare il suo problema. Fu così che una notte parlò con la madre e gli spiegò che giurisprudenza non era il suo sogno. Un’altra sera riuscì a liberarsi di una persona a cui aveva dato tanto a dal quale non aveva ricevuto che falsità e delusioni. Affrontò anche il padre, la notte in cui lo trovò sdraiato in salotto, reduce da una “sana” bevuta, sputò il rospo anche con lui. “Papà io non andrò a giurisprudenza”. Questa frase scatenò l’inferno in casa Paolini, ma riuscì a chiarire la situazione. E infine una sera prese lei, e con estrema dolcezza le confessò il suo amore. Era tutto perfetto: tornava a scuola e si sentiva motivato perché dopo la maturità avrebbe fatto ciò che voleva, stava iniziando una storia con Silvia e aveva ripreso il grande rapporto con Marco, le discussioni col padre persistevano ma si sarebbero risolte presto.
Ma qualcosa di molto più oscuro si stava abbattendo su David, un grande problema: l’alcool. Il ragazzo ormai inventava qualsiasi scusa per bere, non poteva farne a meno e lo faceva in quantità sempre maggiori. Quasi senza accorgersene aveva perso la tramontana.

Ester Ricci