Adriano

LA VITA DI ADRIANO

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Siamo nel 117 d. C. quando l'imperatore Traiano morì lasciando come suo successore Publio Elio Traiano Adriano, semplicemente noto come Adriano.
Traiano, non avendo avuto figli, divenne di fatto il tutore del giovane dopo la morte dei suoi genitori. Anche la moglie di Traiano, Plotina, lo aiutò notevolmente nel cursus honorum. Inoltre sembra sia stata lei a spingerlo a sposare Vibia Sabina, anche lei parente di Traiano. Il matrimonio avvicinò ulteriormente il futuro imperatore alle stanze del potere (per il resto il matrimonio fu un fallimento).
Le cariche accumulate nel cursus honorum di Adriano furono molto numerose. Per tre volte ricoprì la carica di tribuno militare presso una legione, ma fu anche questore, tribuno della plebe e pretore.
Al contrario del suo predecessore, Adriano non fu mai adottato ufficialmente, tramite la presentazione in senato. Il suo avvento al potere fu conseguente a una presunta nomina effettuata da Traiano morente, infatti due giorni dopo la nomina Traiano morì. In realtà è molto probabile che si sia trattato di una messinscena organizzata da Plotina, che avrebbe organizzato abilmente l'operazione, d'accordo con il prefetto del pretorio Attiano. Tuttavia la ratifica da parte dell'esercito, che acclamò il nuovo imperatore, chiuse la questione.
Il senato, ricevuto un messaggio dal neo eletto, nel quale quest'ultimo riferiva di non essersi potuto sottrarre alla volontà dell'esercito, si allineò a sua volta. Sia i militari che i senatori trassero notevoli benefici dalla loro acquiescenza: i primi ricevettero il tradizionale donativo in misura più cospicua che in passato ed anche i membri del senato ebbero dei vantaggi.
Nell'agosto del 118 l'imperatore fece il suo ingresso a Roma. in memoria del defunto imperatore fu celebrato un trionfo splendido durante il quale la statua del conquistatore della Dacia venne portata nel tempio di Giove sul Campidoglio. Più tardi, nel 119 d. C., ricorrendo l'anniversario dell' imperatore, furono dati dei
giochi magnifici.
Per conquistare ancora di più la simpatia del popolo di Roma e dei provinciali Adriano con un atto di opportuna generosità ridusse i debiti di questi ultimi, a quello distribuì un doppio donativo, ai cittadini condonò i debiti che verso il fisco avevano contratti da sedici anni per una somma che raggiunse la cifra di novecento milioni di sesterzi e stabilì che ogni quindici anni si facesse una revisione dello stato dei debiti e che le imposte, anziché col sistema degli appalti, venissero riscosse direttamente.
L'impero di Adriano si inaugurava coi migliori auspici, ma sciaguratamente delle condanne ne avevano macchiato gli inizi, condanne che ci mostrano come non da tutti fosse ben vista l'assunzione al principato del nuovo imperatore. Non tutti, difatti, erano contenti della scelta di Adriano. In lui parecchi, che appartenevano alla nobiltà guerriera ed erano seguaci della tradizione romana, vedevano un capo che tendeva a scostarsi dalla linea seguita da Traiano, un uomo che prediligeva molto l'ellenismo a scapito del romanesimo, un principe che alla politica di espansione preferiva una politica di raccoglimento e di difesa. Costoro inoltre avevano motivi personali di risentimento verso l'imperatore. Fra questi erano A. Cornelio Palma, il conquistatore dell'Arabia Pètrèa, e Lucio Quieto, valoroso generale che molto si era distinto sotto Traiano nelle guerre di Oriente.
A Palma da Traiano era stato tolto il comando e il generale attribuiva la causa della sua disgrazia al malanimo di Adriano; Quieto era stato esonerato dal comando delle legioni della Palestina e poi anche dal governo della Mauritania. Quieto e Palma si erano uniti ai due consolari Publilio Celso e Avidio Negrino e tutti a quattro avevano organizzata ai danni dell' imperatore una congiura, che però era stata sventata dalla vigilanza di Attiano e Sulpicio Simile, prefetti delle coorti pretorie. II Senato era stato sollecito a mandare a morte i quattro congiurati.
Adriano si mostrò spiacente che a sua insaputa si era tolta la vita ai colpevoli e fece capire che se i quattro non fossero stati così frettolosamente soppressi egli avrebbe concesso loro la grazia. Per confermare i suoi intendimenti tolse dalla carica Attiano e Simile e in loro vece diede il comando dei pretoriani a Claro e Turbone, poi rinnovò la dichiarazione, già fatta per lettera, che non avrebbe firmato per nessun senatore la sentenza di morte senza il consenso di tutto il Senato.
Anche se un abile generale, l'imperatore decise di non intraprendere nuove conquiste, anzi preferì consolidare quelle già prese in precedenza; è per questo motivo che, per esempio fece erigere in Britannia il "Vallum Hadriani", un sistema per difendere il confine.
Dal 132 al 135 d.C. Adriano si trovò ad affrontare una dura ribellione degli Ebrei, perchè l'imperatore voleva far erigere un nuovo tempio, dedicato a Giove, sul sito del loro Tempio, distrutto da Tito (imperatore dal 79 all'81 d.C.) nel 70 d.C. . Alla fine la Giudea fu trasformata in provincia romana e agli Ebrei fu vietato di avvicinarsi a Gerusalemme; si produsse così la definitiva diàspora.
Nel 122 d.C. Adriano iniziò a viaggiare e ad ispezionare l'intero impero, fino al 134 d.C. quandò tornò a Roma.
L'imperatore Adriano morì di morte naturale nel 138 d.C.; dopo la morte venne divinizzato. Adriano morì nella sua residenza di Baia di edema polmonare, a 62 anni come il predecessore Traiano. Cassio Dione Cocceiano riporta in un brano della "Storia romana"
« Dopo la morte di Adriano gli fu eretto un enorme monumento equestre che lo rappresentava su di una quadriga. Era così grande che un uomo di alta statura avrebbe potuto camminare in un occhio dei cavalli, ma, a causa dell'altezza esagerata del basamento, i passanti avevano l'impressione che i cavalli ed Adriano fossero molto piccoli. »
In realtà non è certo che il monumento funebre sia stato iniziato dopo la morte dell'imperatore e molto probabilmente fu iniziato da Adriano nel 135 e, dopo la morte, terminato dal successore, adottato ufficialmente prima di morire, Antonino Pio. La struttura fu, nei secoli, trasformata ripetutamente ed oggi è uno dei monumenti più famosi di Roma: Castel Sant'Angelo, il quale è infatti anche denominato Mole Adriana o Mausoleo di Adriano.

ANTINOO

Antinoo è stato un compagno dell'imperatore, il più amato da Adriano (questo si può percepire da più cose: 1 le varie statue raffiguranti il giovane ragazzo; 2 una città dedicata ad Antinoo (Antinopoli, Egitto, luogo della morte di Antinoo); 3 la divinizzazione del giovane dopo la morte).
Antinoo nacque in una famiglia greca abitante nella provincia romana della Bitinia (Turchia). Una versione riporta che Antinoo si unì al seguito dell'Imperatore quando Adriano passò attraverso la sua patria, intorno all'anno 124 d.C., e divenne presto il suo giovane amante, accompagnandolo nella gran parte dei suoi viaggi all'interno dell'Impero. Un'altra versione dice che invece Adriano fece cercare per tutto l'Impero il giovane più bello che ci fosse, Antinoo fu scelto.
Nell'ottobre dell'anno 130, Antinoo affogò nel Nilo. Tutt'oggi non si sa se la sua morte sia frutto di un incidente, un suicidio, un assassinio o, più probabilmente un caso di "morte vicaria", una sorta di sacrificio all'imperatore.

VILLA ADRIANA, TIVOLI (ROMA)

Villa Adriana a Tivoli fu costruita a partire dal 117 d.C. dall'imperatore Adriano come sua residenza imperiale lontana da Roma, ed è la più importante e complessa Villa a noi rimasta dell'antichità romana.
Nella villa, Adriano ripose tutti gli oggetti presi come souvenir dai suoi lunghi viaggi.
Entrata nel novero dei Monumenti Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco nel 1999, Villa Adriana condivide con molti altri celebri siti archeologici il paradosso di essere nota e scavata da più di cinquecento anni, pur rimanendo in gran parte sconosciuta nella sua sostanza.
Villa Adriana visse fino alla tarda antichità e, dopo esser stata saccheggiata da Totila, conobbe lunghi secoli di oblio, ridotta a cava di mattoni e di marmi per la vicina città di Tivoli, importante sede vescovile. Alla fine del Quattrocento, Biondo Flavio la identificò nuovamente come la Villa dell'Imperatore Adriano di cui parlava l'Historia Augusta, e nello stesso periodo Papa Alessandro VI Borgia promosse i primi scavi all'Odeon, durante i quali vennero scoperte le statue di Muse cedute e collocate attualmente al Museo del Prado di Madrid. La sua fama fu consacrata da Papa Pio II Piccolomini, che la visitò e descrisse nei suoi Commentarii.
A partire dal Cinquecento, Villa Adriana divenne oggetto di innumerevoli scavi tutti volti alla scoperta di tesori, soprattutto statue e mosaici, che erano preda ambita dei grandi collezionisti di antichità, dapprima Papi e Cardinali, ed in seguito nobili romani ed europei, soprattutto inglesi.
I primi scavi su vasta scala risalgono a metà del Cinquecento, e furono patrocinati da Ippolito II d'Este, figlio di Lucrezia Borgia, a quel tempo Governatore di Tivoli. Egli si avvalse dell'opera del grande architetto ed antiquario Pirro Ligorio, il quale progettò e realizzò per lui la splendida Villa d'Este di Tivoli, trasformando l'antico Palazzo Vescovile in un luogo di delizie rinascimentale, con la spesa di oltre un milione di scudi d'oro.
Pirro Ligorio scavò in vari punti di Villa Adriana alla ricerca di statue e marmi con cui decorare la Villa d'Este, ed ha lasciato tre preziosi Codici nei quali racconta delle sue esplorazioni e descrive le sue scoperte, inframmezzandole con leggende e 'quadri di vita' degli antichi romani. I Codici ligoriani divennero una delle letture più ricercate dei grandi Mecenati del Rinascimento, e contribuirono non poco a diffondere la fama della Villa di Adriano a Tivoli e della sua bellezza, e le leggende sui suoi tesori inestimabili. Gli scavi si moltiplicarono.
Nel Seicento a Villa Adriana operò una miriade di piccoli scavatori privati, e fu particolarmente attiva la famiglia Bulgarini, ancor oggi proprietaria dell'Accademia nella parte alta della Villa. Il Cardinal Bulgarini scoprì nell'Accademia i Candelabri Barberini, oggi conservati nei Musei Vaticani. Nel Settecento Simplicio Bulgarini concesse il permesso di scavare al Cardinal Alessandro Furietti, che rinvenne nel Padiglione dell'Accademia le celebri statue dei Centauri di Aristeas e Papias e del Fauno Rosso oggi conservate nel Museo Capitolino. Nel corso del Settecento, Villa Adriana divenne in gran parte proprietà del conte Fede, che fece piantare i meravigliosi cipressi che si vedono ancor oggi e scavò attivamente alla ricerca di nuove statue per la sua collezione, poi dispersa alla sua morte. Villa Adriana divenne in quell'epoca una tappa fondamentale del Grand Tour dei ricchissimi nobili inglesi, disposti a spendere qualsiasi cifra pur di esibire nelle loro dimore statue o vasi provenienti dalla Villa, come preziosi trofei di viaggio.
A Villa Adriana non è mai stato fatto uno scavo stratigrafico, ma sempre scavi antiquari alla ricerca di tesori, oppure sondaggi parziali e limitati o grandi sbancamenti di pulizia. Non sappiamo nulla, quindi, dei materiali rinvenuti, ignoriamo le fasi del declino e dell'abbandono della Villa, pur intuibili da rozzi rattoppi e modifiche. La maggior parte delle statue e dei mosaici rinvenuti ha solo una generica attribuzione alla Villa, e di rado si conosce il punto esatto del rinvenimento. Altri reperti di cui si hanno notizie sono andati dispersi e non se ne sa più nulla.

MEMORIE DI ADRIANO, MARGUERITE YOURCENAR

Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar è un romanzo storico.
Ricostruendo le memorie dell'imperatore romano, Marguerite Yourcenar ha voluto "rifare dall'interno quello che gli archeologi del secolo scorso hanno fatto dall'esterno". Ne risulta così un libro che è al tempo stesso un romanzo, un saggio storico, un'opera di poesia. Giudicando la propria vita di uomo e l'opera politica, Adriano non ignora che Roma finirà un giorno per tramontare; e tuttavia il suo senso dell'umano, ereditato dai Greci, gli fa capire l'importanza di pensare e di servire sino alla fine. "Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo", dice questo personaggio che porta su di sé i problemi degli uomini di ogni tempo, alla ricerca di un accordo tra la felicità e il metodo, tra l'intelligenza e la volontà. Le Memorie di Adriano che, apparse nel 1951, stanno conoscendo un successo ininterrotto, sono arricchite dai "Taccuini di appunti", momenti di autobiografia, pause emotive e slanci in un lavoro creativo appassionante fino all'identificazione.

BIBLIOGRAFIA

"Villa Adriana. Una storia mai finita", Marina Sapelli Ragni, Electa
wikipedia
"Grande Enciclopedia De Agostini", Istituto Geografico De Agostini
"Tutti i nostri passi" "2", Chiara Frugoni e Anna Magnetto, Zanichelli
"Memorie di Adriano", Marguerite Yourcenar, Einaudi
leonardo.it
villa-adriana.net

REALIZZATO DA

Matteo Cochetti
Riccardo De Santis
Daniele Cialdea